A cosa serve, davvero, la mindfulness?
In questo mondo complesso, la mindfulness diventa uno strumento essenziale di postura per trovare il coraggio di scegliere senza farsi travolgere dalle sfide, sempre più pesanti, del nostro tempo.
Questo è il mio primo articolo nel blog di Inner Sight.
Mi sono chiesta a lungo da dove partire per parlare della mindfulness e di come la portiamo nel mondo. Dato che abbiamo una forte vocazione sociale, come non partire dal mondo stesso?
La domanda che mi sono fatta è: ma a cosa serve davvero la mindfulness, adesso?
Ho iniziato a meditare nel 2009, dopo una diagnosi di malattia cronica che mi procurava molto dolore. Quello che la pratica della consapevolezza mi ha dato è più di quanto avessi mai potuto immaginare: una vita completamente diversa da quella che pensavo avrei vissuto, in cui ho trasformato chi ero per diventare una persona che vive con più coraggio.
Era un mondo diverso, però. In questi anni ho visto la realtà prendere una velocità inaspettata; con la pandemia tutto quello che sapevamo è cambiato e anche il peso che la mindfulness ha assunto è diventato molto diverso.
Prima di tutto, è diventata popolare. Questo ha i suoi pro e i suoi contro: arriva a molte più persone, ma rischia di diventare come il "prezzemolo", un po’ ovunque, banalizzandone la profondità.
Negli ultimi anni il cambiamento è stato ancora più significativo.
Il mondo ha iniziato a vorticare anche dal punto di vista sociale e ci siamo ritrovati davanti a scenari che mai avremmo pensato di vedere.
La mindfulness come scelta di postura
È qui che la mindfulness assume il suo vero significato. Diventa uno strumento di cambiamento profondo, non solo individuale, ma sociale. Diventa la bussola che ti permette di non perdere la direzione anche quando senti che stai girando in tondo.
Diventa una vera e propria scelta di postura.
Sì, come la postura che incarniamo quando meditiamo: con la schiena dritta e morbida, che sappia tenere una posizione e contemporaneamente accogliere quello che accade. Con la pratica iniziamo a entrare in un’intimità delicata con noi stessi, perché osservando pensieri, emozioni e sensazioni, iniziamo a conoscerci davvero. Impariamo a vedere le nostre luci e le nostre ombre e a sentire come ci calza la nostra vita. Alleniamo l’attenzione a riportarsi verso un supporto quando si distrae, imparando qualcosa di noi dalla distrazione stessa. E lo facciamo in modo intenzionale.
Oltre l'automatismo: l'impatto sul mondo
Grazie alla riflessione successiva alla pratica - che è fondamentale tanto quanto la pratica stessa - iniziamo a notare come ci muoviamo nel mondo. Da qui, abbiamo la possibilità di scegliere se continuare nella stessa direzione oppure cambiarla; possiamo scegliere che postura adottare in questo contesto così caotico.
Possiamo scegliere di tenere una postura aperta anche davanti a persone che non hanno le nostre stesse idee, aprirci alle diverse visioni senza cadere nelle polarizzazioni che inaspriscono la società, in cui chi fa qualcosa che non mi piace diventa automaticamente un nemico. Basta anche una bici che va un po’ più lenta o un pedone che attraversa la strada con calma per innescare un vero e proprio delirio reattivo. Questo è il risultato degli stimoli a cui siamo costantemente sottoposti, ma non è una condanna a cui dobbiamo rassegnarci.
Praticare la mindfulness permette di andare nella direzione opposta, dando a ciò che accade lo spazio per essere visto senza che diventi automaticamente un comando all'azione.
Una scelta di campo
È qui che la pratica smette di essere un fatto privato e diventa una scelta di campo.
Ogni volta che decidiamo di non reagire per automatismo, non stiamo solo proteggendo la nostra calma: stiamo cambiando la qualità dello spazio che condividiamo con gli altri. Scegliere la propria postura - quella schiena dritta e quel cuore capace di accogliere - è il primo, vero gesto sociale che possiamo compiere. Significa decidere di non essere l'ennesima scintilla in un mondo già troppo infiammato.
Questa è la missione di Inner Sight: darti gli strumenti per portare questa capacità di scelta fuori dal silenzio della meditazione e dentro la complessità dei contesti che abitiamo - nelle aziende, nelle scuole, nelle relazioni. Il cambiamento sociale si realizza nel modo in cui scegliamo di stare nel mondo e con gli altri: presenti, integri e aperti.