La compassione è una competenza attiva

Tra ritiri e formazioni aziendali: perché la compassione è la risposta più concreta e più coraggiosa a un mondo che non si ferma mai.

Maggio e giugno sono stati mesi intensi di formazione. Ho avuto il piacere di incontrare tante persone, esperienze e contesti diversi. Dalle formazioni intensive, al meraviglioso ritiro con Vin Harris, alle formazioni aziendali.

E in tutti questi ambiti c’è un tema che è emerso con forza e intensità: la compassione. La compassione ha permeato le diverse formazioni che ho tenuto quest’anno, ed è stata protagonista di alcuni corsi davvero speciali come il Compassion Based Living Course (CBLC), un percorso di otto settimane, conclusosi ad inizio mese, e la Formazione Avanzata Compassione a Verona, appena terminata.

Perché la compassione?

Viviamo in un mondo troppo veloce, troppo frenetico e troppo performativo.

Ci stiamo abituando a darci il valore dei risultati che otteniamo, correndo sempre di più e togliendoci ogni possibilità di recuperare davvero. In questo modo stiamo, come società, creando una spirale che ci avviluppa sempre di più facendoci perdere di vista cos’è davvero importante per noi.

La compassione si inserisce qui: è una sensibilità che ci risveglia dal torpore, che ci apre a noi stessi e agli altri per come siamo, che fa da antidoto al cinismo che sale quando siamo troppo di corsa per accorgerci degli altri.

Cosa intendiamo davvero per compassione?

È la sensibilità alla sofferenza nostra e degli altri, unita all’impegno autentico di lenirla.
È una competenza attiva, si tratta della traduzione del termine KARUNA, che significa cura in azione.

Con la compassione impariamo a prenderci cura prima di noi stessi quando siamo vulnerabili, quando soffriamo e le cose non vanno come vorremmo, quando la via ci mette alla prova con le sue tempeste. Impariamo anche a prenderci cura in modo attivo degli altri, senza più fuggire dalle difficoltà e accogliendo le sfide che incontriamo.

Tutto questo però non avviene come per magia. Per permetterci di sviluppare queste capacità abbiamo bisogno di allenarle, di praticarle, di sentirle nostre. E in questi due mesi lo abbiamo fatto con dei gruppi meravigliosi che hanno scelto di calarsi nelle difficoltà per riscoprire le risorse che possiamo avere a disposizione.

Nel percorso CBLC abbiamo lavorato, settimana dopo settimana, con due aspetti sempre presenti, due gambe: la volontà di andare verso le difficoltà anziché girarsi e la necessità di costruire le nostre risorse per poterlo davvero fare. E in quel gruppo abbiamo sperimentato quante risorse abbiamo e come il gruppo diventi sostegno insostituibile.

Questa stessa intenzione ha preso forma nella Formazione Avanzata Compassione a Verona. In un contesto magnifico, isolato dal rumore di fondo della quotidianità, abbiamo esplorato in modo intensivo cosa significhi davvero la cura.

Quando ci si mette in gioco con persone che condividono la stessa direzione, si crea una dinamica precisa, capace di generare una magia radicata nella realtà: le barriere superflue cadono e lo spazio si fa sicuro. Non si è trattato di accumulare nozioni, ma di muoversi e attraversare l’esperienza insieme. In quei giorni siamo cresciuti collettivamente, sperimentando quanto l’intento comune trasformi un gruppo in un unico corpo in evoluzione.

Calma sotto pressione: l’essenza della presenza

La vera compassione non è un concetto astratto da manuale e non si misura quando tutto scorre liscio. Si vede quando la pressione aumenta, quando la vita picchia duro o la quotidianità si fa stringente. È la capacità di rimanere lucidi, saldi e fermi nel mezzo della tempesta, senza farsi travolgere dall’urgenza e senza cedere alla tentazione di scappare o contrattaccare.

È, in ultima analisi, la calma sotto pressione: uno spazio in cui la mente non indietreggia e il cuore non si indurisce.

Ma questa fermezza non si improvvisa da soli, si costruisce insieme.

Abbiamo bisogno di alleati, di sguardi che tengono lo spazio e di luoghi in cui ritrovare la rotta comune.

Vi invito a fare questo passo, a non restare isolati nella corsa.

Pratichiamo insieme, alleniamo questa presenza viva e coraggiosa perché è l’unico modo per abitare davvero la nostra vita, e trasformare così i contesti in cui viviamo.

- Gaia

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