“Mi piacerebbe, ma non ho tempo”

C’è una frase che ritorna sempre.
La sento in azienda, alla fine di un incontro, quando qualcuno si avvicina per chiedere informazioni sui corsi. La sento dai genitori, all’uscita da una serata di presentazione.
La sento da chi stacca da un turno e corre a prendere i figli.

Mi piacerebbe, ma non ho tempo.

Me la dicono con un mezzo sorriso, quasi a chiedere scusa.

E dentro c’è tutto: il desiderio intero di fermarsi, di respirare, di stare un’ora con se stessi.
Poi, subito dopo, la porta che si chiude.

Me la dico anche io, quella frase.
Perché è vero.
Viviamo vite frenetiche, troppo piene.
Insegno mindfulness da anni e le giornate continuano ad arrivarmi addosso esattamente come arrivano a tutti.

Un paese in affanno di tempo

Il Rapporto Coop presentato a settembre mette dei numeri sotto quella frase, e sono numeri che dicono molto.
Il 58% degli italiani considera il tempo per sé e per le proprie attività una variabile irrinunciabile del proprio benessere.
Allo stesso tempo, il 37% vive una quotidianità in affanno, e tra chi lavora la quota sale al 45%. Il tempo è diventato il bene più scarso che abbiamo, più ancora del denaro. Alla domanda su cosa significhi stare bene, il 64% risponde mantenere buone capacità cognitive e il 54% il benessere psicologico.
La salute fisica arriva dopo, al 43%.
Prima la mente, insomma.
E poi c’è il dato che pesa di più: il 30% degli italiani è sulla soglia del burnout.
Una persona su tre.

Le giornate che si attraversano di corsa

I numeri raccontano qualcosa che conosciamo già nel corpo.
Mangi in piedi guardando lo schermo.
Guidi verso casa e arrivi senza ricordare il tragitto.
Ascolti tuo figlio mentre la testa è già alla mail da scrivere.
Entri in riunione con la mascella stretta e te ne accorgi solo alla fine, quando ti fa male la testa.
La domenica arriva e la passi a recuperare quello che è rimasto indietro, con la sensazione che anche quel giorno appartenga a qualcun altro.
Così passano le settimane.
E il tempo promesso resta sempre un po’ più avanti: oltre questo periodo pieno, dopo questa scadenza, il mese prossimo. Intanto le cose che contano restano sullo sfondo, e le persone a cui teniamo ricevono la nostra versione stanca.

Il tempo dipende da come lo vivi

Eppure, di tempo ne abbiamo tutti la stessa quantità.
Quello che cambia davvero è come lo attraversiamo.
Un’ora passata con la testa altrove scompare, lascia le mani vuote.
La stessa ora vissuta con tutta la presenza che hai diventa qualcosa che ti resta addosso.
È per questo che certe settimane sembrano lunghissime e lasciano poco, mentre un pomeriggio in cui sei stato davvero lì te lo porti dietro per mesi.

Il tempo, in questo senso, è elastico.
Si restringe quando lo attraversi in automatico. Si allarga quando lo abiti.

E si dilata soprattutto dalle soste.
Quelle vere: due minuti in cui ti fermi davvero, senti dove sei, ti accorgi di come stai.
Da lì riparti con un’altra lucidità, e tutto quello che viene dopo prende un passo diverso.
Chi comincia a praticare lo scopre presto: dedicare dieci minuti alla pratica restituisce molto più di dieci minuti alla giornata.

Quello che la mindfulness allena

Tra quello che accade e quello che facciamo esiste uno spazio.
Sta tra la mail che ti irrita e la risposta che scrivi.
Tra la frase di tuo figlio e le parole che ti escono.
Tra la stanchezza che senti e la corsa con cui la copri.
La mindfulness ci permette di vivere dentro quello spazio. E ciò che lo tiene aperto è la curiosità: girarsi verso quello che si sente, invece di tirare dritto.

Sentire la fretta nelle gambe e chiamarla fretta.
Sentire lo stomaco che si chiude e riconoscerlo come paura.
Sentire la stanchezza e dirsi: ecco, sono stanca.
Nel momento in cui dai un nome a quello che provi, il pilota automatico perde l’aggancio che ha su di te.

La giornata resta piena E torna tua.
Resta piena E diventa abitabile.

Una sosta da provare oggi

Ecco una cosa concreta da fare appena finisci di leggere.
Fermati dove sei.
Senti i piedi appoggiati a terra e il peso del corpo sulla sedia.
Fai tre respiri, lasciando che l’espirazione sia un po’più lunga dell’inspirazione.
Poi fatti una domanda: come sto, adesso?
Accogli la prima risposta che arriva, con curiosità, come se fosse la prima volta che te lo chiedi.
Ci sono voluti novanta secondi.
E qualcosa, nel modo in cui attraverserai i prossimi minuti, è già cambiato.

Ne parliamo insieme

Se quella frase, mi piacerebbe ma non ho tempo, ti suona familiare, ti aspetto a una serata dedicata a scoprire la mindfulness: cos’è davvero, come si allena, cosa cambia nelle giornate di chi la pratica. Con una pratica guidata insieme e tutto lo spazio per le vostre domande.

Serata di presentazione gratuita

15 ottobre alle 19:30
Nella nostra sede Inner Sight, via Miranese 448, Mestre
Siamo dentro il parco, al numero 6: il parcheggio è oltre il cancello.
Posti limitati.

Puoi iscriverti da qui.

Ti aspetto,
Gaia

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